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Amanita

Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link, 1833

Amanita verna (Bull.) Lam., 1783

Quese due specie del genere Amanita sono la causa di numerosi decessi per avvelenamento da funghi.

Il disegno della A. phalloides, eseguito dal celebre pittore naturalista  Claude Aubriet (1665-1742),  apparve la prima volta sull'opera postuma  "Botanicon Parisiense" - Leiden 1727 - di Sebastien Vaillant (1669-1722). La diagnosi "Fungus phalloides, annulatus, sordide virescens et patulus". Poichè i due funghi hanno caratteri simili, è stata inserita solo una descrizione;

Pileo: verdastro con fibrille innate nella A. phalloides; bianco nella A. verna, di forma conico-campanulata od emisferica e poi espanso, pianeggiante, liscio. Bordo del cappello non striato;

Lamelle: bianche, libere dal gambo, alte;

Stipite: bianco, ornato da "zebrature" (A. phalloides), prima pieno e poi cavo nell'esemplare molto vecchio, bulboso alla base con volva bianca membranacea;

Anello: bianco con riflessi giallognoli, cadente a fazzoletto sul gambo, spesso caduco negli esemplari maturi;

Carne: bianca, immutabile, soda. Assaggio assolutamente da evitare se non si dispone di acqua per immediati ed abbondanti risciacqui della bocca. Per evitare l'accidentale ingestione di un frammento di fungo - anche piccolo - nella cosiddetta fase di assaggio, si sconsiglia vivamente tale procedura per la specie in questione;

Odore: pressoché nullo (o di rosa appassita) nel fungo fresco e giovane, di miele nel fungo adulto, fetido e cadaverico nel fungo fradicio;

Sapore: nullo in principio, un po' acre oppure di "nocciole" alla fine;

Spore: bianche in massa, amiloidi, rotonde, 8-10 µm (A. phalloides); ovoidi, 7-8 x 9-10 µm (A. verna);

Habitat: Cresce in estate-autunno, un po' in tutta Italia, soprattutto sotto le querce ed i castagni nei boschi frondosi, non di rado anche sugli argini alberati, limitanti prati e terreni coltivati. Predilige le latifoglie ma non di rado si trova anche nei pressi di conifere. Il particolare periodo di crescita della A. verna, aiuta considerevolmente nella sua determinazione;

Osservazioni: le particolarità dominanti della sindrome phalloidea, sono relative all'inizio tardivo dell'intossicazione, 6-24 ore, con disturbi gastrointestinali, vomito, diarrea fetida, violenta disidratazione e sete ardente. Degenerazione delle cellule epatiche, di quelle renali, annientamento fisico con perdita delle forze. L'individuo mantiene la sua lucidità fino al sopraggiungere di collassi ed infine la morte avviene per asfissia o sincope.

 

A. Brunori - P. Avetrani