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Divagazioni botaniche micologiche

Il mio racconto narra di alcuni studiosi vissuti prima di Linneo dei quali, a mio avviso, il celebrato botanico svedese ne utilizzò il pensiero botanico per aprire un periodo nuovo nella storia delle piante. Narra anche di altri personaggi che, vissuti dopo Linneo, poco hanno tratto dalle esperienze del passato.

Gaspard Bauhin (1560-1624).

Nato a Basilea. Dopo aver frequentato le università di Padova, Montpellier e Parigi, nel 1580 si laureò in medicina nell’università della sua città natale ove, in seguito, oltre ad insegnarvi anatomia e botanica, ottenne la carica di rettore. Bauhin, da alcuni considerato il continuatore dell’opera di Clusius (1526-1609),catalogò tutte le specie di funghi fino ad allora conosciute e lasciò un ricco erbario (4000 specie). La sua opera maggiore, dal titolo “Pinax Teatri Botanici”, fu stampata a Basilea nel 1623. In essa sono descritti moltissimi vegetali e ancora oggi è usata come codice di sinonimia cui ricorrere nei casi d’incerta determinazione delle piante descritte in altri testi antichi. Nella storia della botanica lo studioso svizzero è certamente importante in quanto, anche se in modo imperfetto, fu il primo a stabilire la differenza tra genere e specie e quindi a usare una forma di nomenclatura binomia. Questo sistema in seguito fu ripreso dal botanico tedesco August Bachmann detto Rivinus (1652-1723) che lo inserì nel suo “Ordo Plantarum” pubblicato a Lipsia nel 1690. Rivinus, che nel 1676 aveva conseguito la laurea in medicina all’università di Helmsted, dal 1691 fu professore di botanica e curatore del Giardino delle piante officinali presso l’università di Lipsia.

 

John Ray (1627-1705).

Botanico e naturalista inglese nato a Black Notley nell’Essex. Da giovane frequentò la scuola di latino a Braintree e, dal 1646, il Trinity College a Cambridge dove, dopo essersi laureato in teologia, insegnò greco, matematica e filosofia. Nel 1660, fu nominato diacono e, nel 1667 divenne membro della Royal Society. Diversi furono i viaggi compiuti per scopi scientifici in Olanda, Francia, Germania, Italia e Malta. Ray fu il primo a proporre la suddivisione dei cosiddetti vegetali superiori in “Monocotiledoni” e “Dicotiledoni”. Dai suoi scritti si evidenzia un decisivo passo avanti nella classificazione dei funghi. Essi, nel I volume della sua “Historia Plantarum”del 1686, sono ripartiti in quattro sezioni in cui il criterio di separazione, oltre a basarsi sulle diversità morfologiche osserva anche aspetti ecologici. Nelle prime due sezioni sistema i funghi che chiama “terrestres”; nella terza quelli “arborei”; nella quarta quelli “subterrestres”. L’inglese,oltre a dividere i funghi in eduli e velenosi, nel gruppo dei Pileati istituisce due categorie ; quella dei lamellati e quella con i pori.

Pierre Magnol (1638-1715).

Botanico francese nato a Montpellier, conseguì la laurea in medicina all’università della sua città natale. Dal 1697 assunse la direzione del locale Orto botanico e alcuni anni dopo divenne membro dell’Accademia Reale delle Scienze di Parigi. Nel suo “Prodromus historiae generalis plantarum”, pubblicato nel 1689, classificò i funghi insieme ai muschi e alle alghe, inserendoli in una famiglia da lui istituita: quella delle piante senza foglie. Secondo alcuni Magnol è stato il primo che, avendo attentamente analizzato i rapporti di parentela tra le varie specie vegetali, introdusse in botanica il concetto di famiglia. Una notazione divertente è questa: un altro botanico francese Charles Plumier (1646-1704) studiando la flora della Martinica istituì il genere Magnolia in onore di Magnol. In seguito anche Linneo, nella prima edizione di “Species Plantarum” del 1753, adottò questo nome.

Joseph Pitton de Tournefort (1656-1708).

Botanico francese nato ad Aix en Provence studiò medicina all’università di Montpellier ove seguì i corsi di Magnol. Nel 1683 iniziò a lavorare come vice dimostratore presso il Jardin Royale des Plantes di Parigi. In seguito ne sarà nominato profesore di botanica. Dal 1691 divenne membro dell’Accademia delle Scienze di Parigi. In “Elements de Botanique”, pubblicato nel 1694, inserì i funghi nella classe delle “erbe e dei suffrutici sprovvisti di fiore e di semi” ripartendoli in sette generi. Fu il primo ad aver introdotto in botanica la nozione di genere. Anche se la sua classificazione dei vegetali si fonda, solamente su caratteri morfologici, gli aspetti da lui elaborati hanno influenzato i suoi successori anche nella sistematica e nella tassonomia dei funghi.

Rudolf Jacob Camerer detto Camerarius (1665-1721).

Nato a Tubingen si laureò in medicina nell’università della sua città natale. Nel 1688 fu nominato professore di botanica e direttore dell’Orto botanico dell’università di Tubingen. Compì studi fondamentali sui fiori determinando la loro diversa sessualità. Queste ricerche, mai pubblicate, conosciute con il nome di “De sexu plantarum”, nel 1694, furono comunicate al professor Valentini, docente all’università di Giessen, con una lettera. In essa Camerarius riferiva sull’importanza e sulla diversa funzione degli stami e dei pistilli. Di questi importanti studi si ebbe notizia solamente dopo la morte dell’autore. Anche se non pubblicati ufficialmente gli argomenti della lettera, però diventarono noti negli ambienti degli specialisti di quei tempi.

Pietro Antonio Micheli (1679- 1737).

Botanico toscano, nato a Firenze. Di modesta famiglia, ancora molto giovane fu avviato al lavoro come apprendista presso un rilegatore. Micheli fu principalmente un autodidatta, aiutato peraltro, da alcuni frati che gli insegnarono il latino e le prime nozioni di botanica. A consentirgli l’acquisizione di una profonda esperienza naturalistica fu soprattutto l’amicizia con il padre Tozzi frequentato da Micheli nell’abbazia di Vallombrosa. Nel 1706 ottenne la nomina a botanico di corte dal Granduca di Toscana Cosimo III e nel 1729 pubblicò il “Nova plantarum genera”. In esso classificò i funghi in quattro classi riguardo alla posizione delle parti fertili. Nella seconda classe, il gruppo cui il botanico fiorentino attribuì maggior considerazione, è il cosiddetto genere Fungus che comprendeva solo funghi con imenio a lamelle. Altro merito di Micheli fu di differenziare i funghi con tubuli separabili dal pileo da quelli a tubuli non separabili dal pileo, introducendo così nella terminologia scientifica due gruppi Suillus e Polyporus.

Bruno Tozzi (1656-1743).

Nato a Firenze, dal 1671 divenne abate dell’Ordine Vallombrosano. Ottimo disegnatore e attento botanico fu membro della Royal Society di Londra. Oltre ad essere il maestro di Micheli fu in rapporto con il botanico inglese William Sherard (1659-1728) e con il medico e botanico olandese Hermann Boerhaave (1668-1739) che talvolta ne utilizzarono i disegni. Assieme a Micheli, nel 1717, realizzò la Società Botanica Fiorentina. Tozzi è l’autore di “Sylva fungorum”, rimasto inedito e che oggi è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze. In esso l’autore ha dipinto a colori un centinaio di specie. Sembra che Sherard nella sua visita in Toscana del 1699, abbia portato con sé delle tavole originali di funghi disegnate da Dillenius (1684-1747) e che Tozzi ne abbia ricopiato un certo numero.

Claude Joseph Geoffroy detto Geoffroy il giovane (1685-1752).

Botanico francese nato a Parigi. Da giovane lavorò come commerciante e dal 1703 come farmacista. Studiò botanica con Tournefort e con lui partecipò a diverse escursioni botaniche nel sud della Francia. Membro dell’Accademia Reale delle Scienze, dal 1718 al 1720 fu nominato responsabile del controllo delle farmacie di Parigi. Nel 1711 pubblicò “Observations sur la structure et l’usage des principales partie des fleurs”. In questo suo lavoro scrisse che anche i funghi avrebbero potuto avere dei fiori e quindi dei semi. La critica però ritenne che le osservazioni di Geoffroy fossero derivate dagli antecedenti studi di Camerarius.

Linneo (1707-1778).

Botanico svedese nato a Rashult nella provincia dello Smaland che di solito è considerato come il fondatore della sistematica e della nomenclatura moderna. Dopo essersi laureato in medicina a Leyden nel 1735, divenne professore di botanica all’università di Uppsala, medico e botanico di Adolfo Federico re di Svezia e presidente dell’Accademia delle Scienze di Stoccolma. I suoi scritti furono caratterizzati da diverse novità. Per queste divenne molto noto. Una di queste fu la nomenclatura binomia la quale prevede che ogni entità sia designata con due epiteti; il nome del “genere” di appartenenza e un secondo nome scelto, la “specie”. Un’altra novità fu la nuova classificazione basata esclusivamente sugli organi della riproduzione. In questa classificazione, molto originale per quei tempi, cui assegnò il nome di “sistema sessuale”, Linneo divise il regno vegetale in due grandi gruppi. Quello delle “Fanerogame”, comprendente le piante con gli organi della riproduzione evidenti e visibili. Quello delle “Crittogame” comprendente le piante con gli organi della riproduzione non visibili a occhio nudo. In questo secondo gruppo, assieme alle alghe e ai muschi, incluse i funghi. Chiamò tutti i funghi a lamelle “Agaricus” e tutti i funghi aventi tubuli e pori “Boletus”. Linneo, sulla cui tomba è scritto “Princeps Botanicorum”, non dimostrò comunque una grande simpatia per i funghi, perché li considerava estranei al mondo vegetale. Nel 1751 ebbe a scrivere: ” l’ordine dei funghi, a disdoro della scienza, è ormai un caos, non sapendo i botanici distinguere in essi quali siano le specie e quali le varietà”. Della voluminosa opera di Linneo ricordiamo il “Systema Naturae” che, dal 1735 al 1766, ebbe numerosi aggiornamenti e “Species Plantarum” del 1753.

Giovanni Antonio Battarra (1714-1789).

Nato a Rimini, nella sua città natale intraprende studi umanistici e teologici che finiscono con la sua ordinazione sacerdotale all’età di ventiquattro anni. In seguito insegna filosofia, prima nelle scuole pubbliche e poi nel Seminario Vescovile di Rimini. La frequentazione del medico,archeologo e naturalista Giovanni Bianchi (1693-1775) gli trasmise la passione per le scienze. Bianchi fu colui che nel 1745, assumendo il nome di Janus Plancus, aveva tentato di ricostituire a Rimini l’Accademia dei Lincei cui Battarra aderì. Il fatto che spinse Battarra a dedicarsi allo studio dei funghi fu, nel 1740, la permanenza di alcuni giorni nell’abbazia di Vallombrosa ove il religioso ebbe modo di conoscere il padre Bruno Tozzi (lo stesso di Micheli) del quale consultò gli scritti. Nel 1755 pubblicò “Fungorum Agri Ariminensis Historia” che è un lavoro a carattere esclusivamente micologico. Il primo però a scrivere un libro solo sui funghi era stato il tedesco, professore di botanica a Berlino, Johann Gotlieb Gleditsch (1714-1785) con il suo “Methodus Fungorum” del 1753. Gli altri lavori nominati in precedenza erano soprattutto trattati di botanica con inseriti argomenti riguardanti funghi. Il volume di Battarra è di ottanta pagine, illustrato con quaranta tavole disegnate dall’autore, riporta le descrizioni di 248 specie in modo relativamente accurato. I funghi sono suddivisi in diciotto classi caratterizzate dalle loro varie forme esteriori e quindi, secondo il mio parere, prive d’interesse tassonomico moderno. Sono fornite anche indicazioni sulla commestibilità dei funghi descritti, nonché alcune brevi nozioni di Tossicologia. Giacomo Lazzari, nella sua ottima “Storia della Micologia Italiana” del 1973, lo descrive come “speciografo di acuta sensibilità, cimentatosi anche in tentativi sistematici personali, forse inadeguati ma nuovi e coraggiosi.” Purtroppo il “Fungorum Agri” è legato ancora a criteri sistematici sorpassati anche in quell’epoca. Battarra lo pubblica nel 1755 e cioè in un momento in cui, come abbiamo potuto prima osservare, qualche fermento scientifico si era già mosso. Avrebbe potuto inserire nel suo testo sia la nomenclatura binomia, già usata da Bauhin, da Rivinus e da Linneo, sia la nozione di genere, introdotta da Tournefort verso la fine del XVII secolo, addirittura cinquanta anni prima che Linneo pubblicasse “Species Plantarum”. In alcuni casi però i funghi descritti sono designati con due appellativi che, secondo il micologo olandese Marinus Anton Donk (1908-1972), non è esatto considerare il primo come un nome corrispondente a un genere e il secondo a una specie. Come già detto sopra, il concetto di genere non è mai stato preso in considerazione da Battarra; Donk aggiunge poi che quando il medesimo definisce una specie con due nomi la fa corrispondere a una sola unità indissociabile. Ritengo che Donk sia nel giusto quando afferma quanto sopra detto; Però nel caso del Coprinus comatus, denominato da Battarra Hydrophorus comatus, il riferimento al genere e alla specie (sia pure sui generis) sembra rispettato. A questo punto la nostra storia sembrerebbe terminata ma non è così. Prima di tutto abbiamo visto che Battarra chiamò il comunissimo Coprinus comatus come Hydrophorus comatus, ma è stato lui ad attribuirgli questo nome oppure è stato qualcun altro? Non rispondo a questa domanda ma racconto le cose così come le ho lette facendo entrare in ballo tre nuovi personaggi. Chi avrà la sventura di annoiarsi leggendo queste note giudicherà.

Charles David Badham (1806-1857).

Compì i suoi studi prima a Eton e poi a Oxford, dove si laureò in medicina. Non esercitò mai la professione medica in quanto preferì vestire l’abito talare ed esercitare la funzione di curato a Norfolk e poi a Suffolk. Per motivi di studio si recò sia in Francia sia in Italia. Autore di “A Treatise on the Esculent Funguses of England” pubblicato nel 1847. Nella parte introduttiva scrive che in Italia si fermò lungamente dalle parti di Lucca ove conobbe il professor Puccinelli. Nella parte che si riferisce alla descrizione delle specie Badham inserisce l’Agaricus comatus come appartenente al subgenus Coprinus Fries. Riporta anche una frase di Puccinelli il quale dichiara: “Il fungo è molto richiesto sia a Viareggio sia a Lucca”.

 

Benedetto Puccinelli (1808-1850).

Nato a Coreglia Antelminelli nei pressi di Lucca. All’età di quindici anni fu accolto nel seminario arcivescovile di Lucca e nel 1826 s’iscrisse al Regio Liceo Universitario dove, dedicandosi alle discipline scientifiche, conseguì la laurea in medicina. Nel 1834 divenne titolare della cattedra di farmacia assumendo anche l’incarico di direttore dell’Orto botanico. Il suo principale lavoro, pubblicato nel 1848, è la “Synopsis plantarum in agro lucensi sponte nascentium” nel quale sono descritte circa millecinquecento piante superiori. Un lavoro sui macromiceti non vide mai la luce per la sua prematura scomparsa. Circostanze fortuite hanno voluto però che, dopo centocinquanta anni, sia stato ritrovato un manoscritto originale di Puccinelli che, anche se non perfettamente completato, era pronto per essere stampato. Il lavoro, pubblicato nel 2000 con il titolo “Descrizione dei funghi indigeni dell’agro lucchese”, ha una parte descrittiva e una iconografica. L’autore, con una sistematica da lui istituita, descrive circa quattrocento specie fungine facendo precedere sempre una descrizione latina a quella italiana più estesa. Le Tavole che illustrano il lavoro, opera del valente pittore e litografo Giuseppe Bertini, sono ottime riproducendo con la massima fedeltà sia i caratteri morfologici dei funghi descritti sia i loro toni di colore. Il particolare, che più di ogni altro ha destato la mia curiosità, è che nella sezione Coprinus del genere Agaricus, nella sinonimia dell’Agaricus comatus Fl.Dan. Puccinelli fa comparire un Hydrophorus comatus Baker! Rileggendo ciò che è stato scritto su Battarra dovrebbe esserci il suo nome e non quello di Baker. Ma chi è questo signore?

Henry Baker (1698-1774).

Naturalista inglese nato a Londra. Potrebbe essere l’autore dell’Hydrophorus comatus. Nel 1729 sposò Sofia, figlia più giovane di Daniel Defoe autore del celebre romanzo”Robinson Crusoe”. Dal 1740 fu socio della prestigiosa Royal Society. Buon microscopista ha scritto “Microscope Made Easy” nel 1742 e “Employment of the Microscope” nel 1753. Non comprendo cosa sia accaduto: Battarra si attribuisce la”denominazione generica” Hydrophorus. Di Baker non conosco quasi nulla presumo però che abbia istituito questa denominazione prima di Battarra perché lo precede. Non credo che Tozzi e Sherard abbiano potuto svolgere qualche ruolo in questa questione. Badham, che avrebbe potuto conoscere le note di Baker, sembra non sapere cosa sia Hydrophorus ma è stato quello che ha frequentato Puccinelli e, se avesse conosciuto questo termine, avrebbe potuto informarlo. Se nel testo postumo di Puccinelli ci fosse stata una bibliografia, forse avremmo potuto saperne di più. Ma il botanico lucchese da dove ha tratto questa denominazione?

Lascio agli altri il compito di sciogliere questo nodo. Io non ci sono riuscito.

 

Andrea Brunori