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Reazioni, Amanita citrina e Girard

Nello studio dei funghi superiori, sono dette “Macroreazioni” quelle che possono essere osservate a occhio nudo; consistono in modifiche cromatiche delle diverse parti di un fungo (epidermide, carne, lamelle) quando sono bagnate con alcune gocce di una sostanza che funge da reattivo.

Osservazioni successive hanno dimostrato che il semplice cambiamento di colore può dare una valida indicazione per la determinazione di una specie.

La logica conseguenza di tutto ciò avrebbe voluto che lo studio sulle reazioni chimiche fosse approfondito, ma questo tipo di sperimentazione non fu mai condotto in maniera sistematica e accurata.

Rolland nel 1887 fu tra i primi a compiere degli esperimenti e osservò che, sotto l'azione dell'acqua iodata, la carne del pileo e la trama delle lamelle della Mycena tenerrima assumevano una tinta bruna.

Nel 1896 V.Harlay, trattando con una soluzione alcalina il Lactarius turpis, notò l’eccezionale colore viola assunto dalla cuticola pileica.

Il micologo francese F. Bataille fu lo studioso che nel passato, più di ogni altro, tentò di schematizzare i risultati delle reazioni.

Egli già dal 1909 si era interessato a questo argomento; infatti in un articolo comparso sul B.S.M.F., dal titolo “Miscellanèes Mycologiques”, riferisce dell'azione colorante dell'ammoniaca su alcuni poliporei.

Il frutto di tutte le sue ricerche fu pubblicato nel 1948 in un supplemento al tomo LXIII del B.S.M.F., intitolato “Les Reactions macrochimiques chez les champignons”.

Nel testo sono riportati i risultati di una lunga serie di osservazioni compiute dall'autore che riguardano le colorazioni caratteristiche, assunte da molte specie di funghi, poste a contatto con diversi composti chimici.

I generi e le specie sono elencati in ordine alfabetico e per ogni specie sono riportate le più importanti reazioni prodotte.

Proporre un elenco completo di reattivi impiegati dai micologi non è semplice. Ognuno usa i suoi e con concentrazioni diverse.

I reattivi possono comunque essere suddivisi in due gruppi; quelli inorganici e quelli organici. I primi danno risultati più immediati, i secondi risultati più lenti.

Tra i reattivi inorganici scelti da Bataille, si citano: l’ammoniaca, l’idrato di potassio (soluzione al 10%), l’idrato di sodio (soluzione al 10%), l’acido solforico (66° Baumé), l’acido cloridrico, l’acido nitrico.

In questa sede, a firma di J.Barlot, riportiamo il sunto dell’articolo: “Sur la determination d’Amanites vénéneuses a l’aide de réactions colorées” pubblicato nel 1920 sul notiziario dell’Académie des Sciences.

I funghi appartenenti al genere Amanita trattati con una o due gocce di soluzioni di basi o acidi forti danno un certo numero di reazioni colorate che possono essere utilizzate per facilitare la determinazione di alcune specie; in particolare, l’uso di questo procedimento permette di individuare immediatamente le specie più tossiche.

Le tre Amanita mortali reagiscono con le seguenti modalità:

I°) Amanita phalloides, al contatto con acido solforico si colora in viola; la colorazione è particolarmente intensa sulle lamelle e sotto la cuticola. Altre specie studiate danno, con il medesimo reattivo, le seguenti colorazioni:

Amanita pantherina : bruno evidente, che vira lentamente al bruno viola;

Amanita citrina: bruno verdastro;

Amanita muscaria: lieve colorazione bruna al bordo delle lamelle;

Amanita vaginata: bruno pallido;

Amanita rubescens: perde la sua colorazione rosso-vino.

 

II°) Amanita pantherina, trattata con una soluzione di potassio, diventa giallo arancione evidente, soprattutto nella parte superiore dello stipite e al bordo delle lamelle.

Con questo reattivo le altre specie danno le seguenti colorazioni:

Amanita citrina: bruno carminio sul bordo dell’imenio;

assenza di colorazioni in: Amanita muscaria, A.phalloides, A.rubescens, A.vaginata.

 

III°) Amanita citrina, e la sua varietà mappa, si tingono in verde bruno intenso, istantaneamente, sotto l’azione dell’acido nitrico.

Con questo reattivo le altre specie danno le seguenti colorazioni:

Amanita phalloides: inizialmente assenza di reazione, in seguito giallo intenso; assenza di colorazione in Amanita junquillea, A. muscaria,

A. spissa, A. rubescens, A. vaginata.

La nota di Barlot include tra le Amanita velenose anche la A. citrina che in quel l’epoca era considerata letale come la A.phalloides, con la quale alcuni micologi la confondevano.

Bulliard, in “Histoire des champignons de France “ (1780-1798), usò il nome collettivo Agaricus bulbosus con il quale indicò diverse specie compresa l’A. phalloides.

Paulet, nel suo “Traité des champignons” del 1793, scrisse che il fungo da lui chiamato “bulboso giallo e bianco” non era così velenoso come la phalloides; infatti, dopo averlo provato con animali, che non ebbero alcun disturbo, ne mangiò uno ed ebbe solo una leggera colica.

Tonini, nel suo “Prospetto cromo-litografico confrontativo dei funghi mangerecci coi funghi velenosi sospetti” – Como 1846 –, afferma che dalle sue esperienze risulta che la A.citrina non è tossica.

Secondo Quélet “Champignons du Jura et des Vosges” 1875-1901, la A. citrina Pers. e la A.citrina Gomer. et Roben. sarebbero in realtà la A.phalloides.

Bresadola, in due volumi divulgativi, pubblicati nel 1899 e nel 1906, descrisse la A.citrina (da lui chiamata A. mappa) come “un fungo venefico però meno pericoloso della A. phalloides e della A. verna:”

Successivamente le esperienze di E. Chauvin del 1922 e quelle di V. Pettinari del 1925 hanno dimostrato in modo definitivo l’innocuità della A.citrina.

L’edibilità di questo fungo, che per il suo odore, per il suo sapore e per la possibilità di pericolose confusioni con la phalloides, sarebbe bene non mangiare, era stata accertata anche qualche anno prima in seguito a un fatto criminoso.

Intorno al 1920, a Parigi, fu condannato un certo signor Girard alla pena di morte, la moglie e l’amante all’ergastolo, per aver ucciso diverse persone avvelenandole con i funghi.

Girard stringeva amicizia con individui della sua età, di condizione agiata e li introduceva allegramente nel suo ambito familiare. Dopo essersi procurato il loro stato civile e con altri imbrogli, contraeva, a loro insaputa, una grossa assicurazione sulla vita di cui i beneficiari erano lui, la moglie o l’amante. Il tutto terminava con una cena a base di A.phalloides. L’effetto ritardato dell’avvelenamento non faceva sorgere sospetti e Girard incassava il denaro. Le cose procedevano bene ma una volta che l’assassino si presentò per riscuotere, si scoprì che l’assicurato non era deceduto. L’impiegato della società, insospettito dal fatto che non era la prima volta che quel signore si presentava, avvertì la polizia. Evidentemente i funghi raccolti nell’ultima occasione erano soltanto esemplari di un fungo, la A.citrina, simile alla A. phalloides, che Girard, anche se l’avesse distinta sapeva avere gli stessi effetti. Il meccanismo quindi si ruppe e il suo diabolico inventore terminò i suoi giorni sotto un altro meccanismo ancora più funzionante: la ghigliottina.

 

Andrea Brunori